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Quando la crisi è sintomo positivo di cambiamento


Non scrivo da un pò perchè gli ultimi due mesi sono stati un continuo seguirsi di accadimenti che mi hanno lasciato poco tempo libero e, quello che stava succedendo, non mi andava di documentarlo momento per momento.

Perchè dopo anni di blogging sui viaggi mi sono resa conto che dovevo cambiare qualcosa, perchè io ero cambiata.
Perchè ormai viaggio, per come lo intendo io, sporadicamente (una al massimo volte l’anno) e non riesco a sfoderare 2 posts a settimana perchè la legge del bravo blogger vuole che t faccia questo.
Questa consapevolezza ha portato con se un momento di crisi, un successione ininterrotta che martellava ogni singolo momento e che si alternava tra tanti “sarà giusto o sarà sbagliato?” o  “azzardo o non azzardo” e ancora “sono costretta a partire anche quando vorrei rimanere” ?

Ho cominciato a scrivere di viaggi quando questi li facevo davvero, quando volontariamente, e forse incoscientemente senza farmi troppe domande, mi sono buttata a capofitto all’esplorazione del mondo avendo come obiettivo unico e solo la voglia di camminare seguendo un percorso improvvisato. Quando andavo avanti per me, non per i fans, quando l’unica persona a cui dovevo rendere conto e ragione era me stessa no il brand che mi sponsorizza.

Viaggiare non è mai stato un lavoro, nemmeno scrivere di viaggi, forse, quest’ultimo, ho creduto potesse esserlo.
Ma quando mi si è prospettata la possibilità di fare della scrittura di viaggi un lavoro, ho capito che non era quello che volevo.
Ho capito che raccontare in versione SEO una destinazione, era anni luce lontana da quello che volevo comunicare.
Non faceva per me per come mi veniva chiesto di farlo. Sentivo che stavo rubando tempo prezioso da dedicare alternativamente a qualche altra cosa.
Cosa fosse non lo sapevo ma avevo chiaro cosa non volevo essere.

Non cercavo la popolarità, non volevo fare di me un Brand per tappezzarmi di sposors che mi fanno dire “ma che figata questo” o “ma quanto mi piace quest’altro”, tantomeno farmi pagare per “farmi piacere un posto”.
Non volevo continuare a viaggiare per tutta la vita continuando a rimandare la ricerca di un punto di equilibrio, non mi interessano i viaggi mordi e fuggi, che mi lasciano poco tempo per capire qualcosa del posto in cui mi trovo e che avrebbero portato alla produzione di materiale di cui non sarei stata orgogliosa, non mi interessava vendere spazi pubblicitari a mo’ di guest post per consigliare in maniera velata un servizio piuttosto che un altro.
Non volevo essere ridotta a un Media Kit. 

La situazione era complicata e complessa, stava coinvolgendo me, i miei ultimi anni di vita, un progetto avviato, cominciato per scherzo ma pur sempre avviato, le mie passioni, il mio tempo, la vita privata e tutto sembrava portare verso una incapacità a trovare il giusto compromesso, tra quella che ero, quella che sono oggi e quello che ho imparato in questi anni di cammino piuttosto disconnesso tra le strade del mondo.

Tempo fa mi sono definita cosi l’anti-blogger, e sottoscrivo oggi ancora più di ieri, perchè non rispetto le regole del bravo e diligente blogger, i tempi di pubblicazione e sto poco dietro ai social networks che ormai sembrano essere il termometro del successo e della gratificazione personale.

Arriva così la  crisi. La rottura. La consapevolezza che il mio desiderio mi stava spingendo oltre, che dovevo prendere la chance e che potevo, anzi dovevo, mettere in atto un cambio. La mia missione stava piano piano delineandosi.

Una crisi vissuta in silenzio e che ha portato alla decisione di buttarmi un’ennesima volta in un cambio,una evoluzione, una crescita.

Una crisi propedeutica che mi ha fatto focalizzare su cosa volevo e cosa non volevo, su cosa significa viaggiare, ed il valore che io attribuisco a questo momentoe cosa implica l’essere un blogger di viaggi, quali i compromessi a cui dovevo scendere, facendo chiarezza sulla difficoltà che trovavo nel conciliare la mia passione con quello che, a quanto mi pare di capire, stia diventando una professione ambita da tanti, possiamo poi parlare di professione? E se si, in che termini?

Mi è bastata una notte insonne alle Canarie per capire che era arrivato il momento di cambiare rotta, discostandomi leggermente da quella che rappresentavo per gli altri, la giramondo tanto per intenderci, ma non più per me.

Per l’ennesima volta ho deciso di rimettermi in gioco, scommettendo quello che ho, su quanto ho fatto nel passato, su quello che ho imparato lasciando spazio a chi, oggi, mi ricorda la me di 4 anni fa, appassionati, con forza ed entusiasmo, con pochi soldi ed una incredibile capacità di adattamento. I piccoli. Gli sconosciuti. Quelli che fanno imprese straordinarie senza essere sotto i riflettori.

Non scrivo da tanto tempo perchè ho avuto bisogno di silenzio, di pace, di tempo per me stessa, per gli altri. Perchè volevo sentire le loro storie e non ripetere le mie ad oltranza come se fossi la detentrice della verità.

Ho avuto bisogno di dedicare il giusto tempo alle destinazioni in cui ho passato gli ultimi due mesi senza per forza farne un blog post, ma soprattutto, ho avuto bisogno di passare il mio tempo con le persone che hanno colorato ed abbellito, ognuno a modo suo, il mio viaggio tra la Spagna ed il Portogallo, e che nulla hanno a che fare con il mondo dell’internet, ma che invece hanno avuto la capacità di riportarmi con i piedi per terra. Quelli che mi hanno ricordato che era arrivato il tempo di concretizzare e fare quello che, tanti anni fa, qualcuno ha fatto con me: dare fiducia ed una opportunità a chi con sentimenti nobili si approccia al viaggio, al mondo e alle comunità locali.
Lasciare uno spazio in cui non voglio essere la primadonna ed in cui non voglio essere più sola.

Non scrivo da tanto tempo perchè non avevo molto da dire, non molto da raccontare. Perchè lavoravo tanto. Perchè cambiare, crescere e prendere decisioni è doloroso, anche quando senti che stai facendo la cosa giusta, ma pochi attorno a te capiscono, e tu hai comunque paura di gettarti in qualcosa di nuovo il cui esito nessuno può realmente prevederlo.

Non scrivo da tanto tempo perchè ho deciso di investire….sugli altri.

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Giulia Raciti
About me

Viaggio e racconto il mondo a modo mio, aiuto gli altri a scoprire gli angoli più belli e remoti del mondo, sono una ex impiegata, una ex copywriter, una ex professional travel blogger. Poi, sono cambiata e, forse, sono cresciuta. Un pò.

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5 Comments

Virna
Reply May 13, 2015

Brava, bravissima. Le scelte scomode non sono per tutti, ma le etichette e le aspettative altrui sono pure peggio perchè ci tolgono sponteneità. Mantenerci ispirati e fedeli ai nostri desideri è un esercizio quotidiano. Ti capisco e ti ringrazio Giulia!!!

Patrizio
Reply May 15, 2015

Mi eri mancata molto! sono contento che sei tornata a scrivere!
Hai compiuto un'analisi che condivido perfettamente e sopratutto ti sei rimessa in gioco! adoro le persone che lo fanno perchè sono le più interessanti! Hai un talento assoluto non sei una travel blogger ma una scrittrice a tutto tondo quindi " Tra vent'anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite."
Spero sia di buon augurio! alla prossima!

    Giulia Raciti
    Reply May 15, 2015

    Vorrei poter rispondere con altro di più "poetico" ma mi viene solo un sentito, realmente sentito, grazie! :-)

      Patrizio
      Reply May 15, 2015

      Te l'ho detto spesso non è un adulazione! Scrivi più spesso :)

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