Prepper People

Prepper People

Da settimane mi chiedevo perchè non venisse dichiarata la pandemia. 
Negli Stati Uniti si è passati dal 24/24 Campagna Elettorale ad emergenza Covid nel giro di niente. Oggi le televisioni martellano con Biden e Trump ed il giorno dopo con i casi Covid in Europa. 

Dall’Italia le informazioni che arrivano sono poco confortanti.
Le conferenze di Trump hanno l’effetto di preoccuparmi ulteriormente. Sminuisce la gravità della situazione, che sta cominciando a colpire duro in Europa, come se gli inaffondabili USA ne sarebbero usciti indenni. E quasi mi convinceva, mi aggrappavo alla speranza che avendo sott’occhio quello che accadeva altrove si stava lavorando per evitare il disastro. 

La situazione invece precipita velocemente. Sotto consiglio del Consolato di Huston, a cui ho chiamato dicendo che “Avevamo un problema”, partiamo la mattina dopo per prendere un volo di rientro su Roma. 

All’arrivo la situazione che si presenta fuori Fiumicino ha dell’apocalittico.

La città che da lunedì a venerdì è generalmente trafficata e rumorosa, quel giovedì era vuota e silenziosa. 
Guidiamo a circa 60km orari perchè stanchissimi, la tratta che si fa in 4 ore, quel giorno ne richiede 6 e mezzo, nonostante la totale assenza di traffico.

Arriviamo a Bologna dove comincia la nostra vita in quarantena, con qualche giorno di ritardo rispetto tutto il resto d’Italia che è già chiusa in casa da qualche giorno.

Il mio compagno, ingegnere di professione ma anche nel DNA, ha organizzato la casa con militare precisione.
Oltre ai decreti del Governo dovevo sottostare ai decreti casalinghi, che ho inizialmente fatto fatica a seguire con richiesta dovizia. 

Disinfettante all’ingresso della casa. Zona abiti contaminati (anche se utilizzati per andare a buttare la spazzatura a 20 metri da casa), area scarpe potenzialmente infette e box mascherine che, all’inizio quando erano introvabili, erano di produzione casalinga. 

La dispensa che per noi che viaggiamo molto è sempre stata vuota, con un solo giro al supermercato durato 6 ore, si è riempita di cibo che ci avrebbe alimentati per mesi. 

Abbiamo fatto scorta di: Legumi, zuppe disidratate, chili e chili di farina, lieviti, lattine di pomodoro e tonno. 

Ogni singolo oggetto che ha varcato la soglia di casa è stato accuratamente disinfettato o messo in quarantena, se non necessario nell’immediato. 
La quarantena delle cose variava tra i 3 ed i 5 giorni. Dipendeva cosa dicesse il virologo di turno. A scanso di equivoci li lasciavamo in attesa. 

Le mani a forza di usare il disinfettante sono diventate di carta vetrata. Il mese dopo, per il secondo giro/avventura al supermercato, si è pensato anche a creme e prodotti per creare da noi i disinfettanti meno aggressivi ma ugualmente efficaci.

Non abbiamo un giardino, purtroppo, ma abbiamo un terrazzo. Ci siamo dedicati quindi al giardinaggio di piante aromatiche per rendere più gustosa e profumato il lockdown che non sapevamo quanto sarebbe durato. 

Le prime settimane, quando non sapevamo per quanto ancora si sarebbe andati avanti così, abbiamo razionato anche il cibo. L’idea di dover tornare al supermercato era allettante quanto fare una passeggiata tra il traffico di Nuova Delhi. 

Siamo così diventati dei veri e propri Prepper, dei Survivalisti, ovvero “persone che si preparano attivamente per le emergenze, future o eventuali, comprese possibili interruzioni o profondi mutamenti dell’ordine sociale o politico, su scale che vanno dal locale a quella internazionale” (Cfr Wikipedia). 

In verità lo siamo diventati tutti. Ma ci siamo anche scoperti panettieri, chef, elettricisti, giardinieri e chi più ne ha, più ne metta. 

Giulia Raciti

Nomade Digitale e free lance dal 2011. Mi occupo di SEO, SEO Copywriting e creazione Siti Web utilizzando Elementor

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