Back on the Road  – Backpacking in Etiopia
Viaggio in etiopia

Se un anno fa mi avessero chiesto quali erano i miei piani da quel momento in poi avrei risposto mettere da parte il mio zaino di viaggio e stare ferma in un posto, annoiarmi dei soliti posti e delle solite persone. Esattamente quello che fuggivo tre anni prima.

Un giro del mondo si era concluso, in una maniera molto diversa da come potevo immaginare.Un desiderio sconsiderato di tornare a casa e una quasi insostenibile noia di migrare da un posto all’altro.

Partita perché alla ricerca del mio posto nel mondo, tornavo perché non lo avevo trovato. O comunque perché sentivo che quel posto non fosse in nessuno dei luoghi visitati.

Un anno dopo mi ritrovo con uno zaino nuovo e una destinazione che ho sempre creduto avrei potuto scoprire solo quando pronta.

Negli anni per le strade che si snodano dall’Asia al latino america, il percorso non è mai stato particolarmente faticoso. Non fino a quando la fatica l’abbia cominciata a sentire nell’incapacità di gioieri del diverso.

Era una fatica diversa da quella fisica, il tempo per riposare lo avevo, eppure quanto più andavo avanti quanto più le mie nottate diventavano lunghe e la svogliatezza di scoprire andava via via scomparendo.

E’ possibile che ci si annoi di viaggiare? Mi chiedevo.

Mi ci è voluto un anno per ricaricare le pile ormai scariche, mi sono data il tempo sufficiente per capire se l’esperienza passata era circoscrivibile a quel momento particolare o se non avessi trovato un mio modo di vivere questo momento della vita.

Un viaggio non è come un altro. Un Paese non vale l’altro. Un viaggio non è una vacanza e quando decido se partire o no, non lo faccio a cuor leggero. Devo essere pronta ad affrontare di nuovo il bello come il brutto ed il faticoso.

C’è una consapevolezza differente rispetto anni fa. Man mano che il percorso passato procedeva, l’approccio alle nuove realtà mutava, ma non me ne rendevo conto.

A volte non portavo neanche la macchina fotografica, non ne sentivo il bisogno. Come che quell’obiettivo facesse da ostacolo alla realtà semplice e basilare in alcuni casi che stavo vivendo.
Non si trattava più di scoperta, a un certo punto si trattava di sopravvivenza, di volontà di cominciare ad interpretare gesti e parole di chi, seduto accanto a me al ristorante di pollo alla griglia accompagnato da riso e fagioli, viveva la propria vita senza badare alla mia presenza, che bene mi camuffo in buona parte dei Paesi.

Posso essere israeliana come argentina o brasiliana, ma se mi abbronzo allora anche nord africana ed araba.

La mia fisicità mi è stata spesse volte di grande aiuto in situazioni nuove dove non avrei mai voluto essere quella pallida biondina seduta accanto a me a cui invece andavano tutte le attenzioni.

In viaggio mi sono sentita spesso “una di loro”.

Mercato dei cammelli di Babile
Mercato dei cammelli di Babile

Come una chiocciola con addosso la sua casa, io, con uno zaino vecchio e malandato, che mi piaceva vedere in lavatrice come se lo sporco che gettava mi raccontasse di storie di strada passate e si stesse quindi rimettendo a nuovo per i prossimi chilometri, procedevo con altrettanta lentezza. Sempre più lenta, inesorabile ma trascinando un passo e poi l’altro, decidendo se rimanere o andare in base a piccole sensazioni.

Ci ho messo qualche mese ad adattare il mio occhio alla nuova visione di viaggio. Dagli itinerari prestabiliti e l’entra ed esci ininterrotto da templi, musei o must do vari propinati dalle guide turistiche, al non averne più neanche una perché a 35 gradi e con caldo torrido quello era solo un peso di cui volevo sbarazzarmi.

Oggi guardo la mia biblioteca e mi accorgo che manca tutto il Sud Est Asiatico, un buco nel giro del mondo cartaceo messo in bella mostra in salone.

Africa quindi e non voglio divagare ulteriormente.
Un nuovo viaggio dopo un lungo anno di vita stabile e di routine, dove ho disfatto le valigie e avuto un letto tutto mio ed un armadio, un coinquilino da salutare tutte le sere a ritorno a casa e degli amici da chiamare quando in vena di uscire.

E poi una sera, un fulmine a ciel sereno, Africa.
Mollo di nuovo tutto, faccio le valigie e torno a Roma, nel mentre ho uno zaino nuovo, un braccio indolenzito per la serie di vaccini, un biglietto aereo che tra 10 giorni mi farà volare ad Addis Ababa, una camera di hotel con bagno condiviso da $11 al giorno riservata per 3 notti.

Basta poco, se ci penso, per cominciare un viaggio. Ma se dico che a volte ho paura non dico una bugia, ma ormai è fatta e certe decisioni una volta prese si portano fino in fondo.
Perché se no, che sfida sarebbe?

Giulia Raciti

Nomade Digitale e free lance dal 2011. Mi occupo di SEO, SEO Copywriting e creazione Siti Web utilizzando Elementor

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